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Lui & Lei

La Dott.ssa Marta


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
17.02.2026    |    1.440    |    0 9.3
"Lei si abbassò piano, la fica che si dilatava intorno al cazzo enorme, centimetro dopo centimetro..."
Marta era sempre stata un enigma per tutti nell'ambiente medico. Da piccola, con i suoi capelli castani ondulati e gli occhi verdi che catturavano ogni sguardo, era considerata solo una bellezza da ammirare, non una mente da rispettare. Nessuno pensava alla sua intelligenza acuta, nascosta dietro quel corpo slanciato e quelle curve perfette che facevano girare la testa ai dottori e agli infermieri. La conoscevano tutti per un altro motivo: le visite frequenti in clinica per aborti. 'Povera sprovveduta,' mormoravano nei corridoi, scuotendo la testa mentre lei, con il viso impassibile, firmava i consensi. La vedevano come una ragazza impulsiva, una che si lasciava travolgere dal desiderio senza pensare alle conseguenze, una bomba sexy che esplodeva e poi si spegneva. Ma Marta aveva sempre saputo di più. Studiava di notte, divorava libri di psicologia e psichiatria, mentre di giorno sfoggiava sorrisi distratti per confondere le apparenze.

Poi arrivò il concorso per psicologa della mutua. Tutti scommettevano contro di lei: 'Troppo bella per essere seria,' dicevano. Ma Marta vinse, con un punteggio schiacciante che lasciò a bocca aperta la commissione. Improvvisamente, l'ambulatorio si riempì. Clienti maschi arrivavano con pretesti banali – stress da lavoro, insonnia – solo per sedersi di fronte a lei, ipnotizzati dal modo in cui le sue labbra si muovevano mentre parlava di desideri repressi. Le femmine, invece, venivano per invidia e curiosità, attratte dalla promessa di un'empowerment che Marta offriva senza filtri. Ogni giorno, l'agenda si gonfiava: operai con fantasie nascoste, casalinghe in crisi, professionisti in burnout. Marta li accoglieva nel suo ufficio luminoso, con le pareti bianche e un divano comodo, trasformando le sedute in confessioni intime che sfociavano spesso in rivelazioni carnali.

Tra i casi più eclatanti c'era quello di Roberta. A trentotto anni, era una madre di famiglia qualunque: tre figli, un marito assente che russava sul divano dopo cena, e un corpo appesantito da anni di routine. Indossava slip larghi comprati al mercato, magliette sbiadite e pantaloni comodi, il ritratto della donna invisibile. Arrivò da Marta per 'una crisi di mezza età', come la definì, con le occhiaie profonde e un senso di vuoto che le stringeva lo stomaco. 'Mi sento spenta,' confessò nella prima seduta, seduta rigida sul divano. Marta la osservò, notando il seno generoso nascosto sotto una camicetta anonima, i fianchi larghi che imploravano di essere valorizzati. 'Hai potenziale, Roberta,' disse con voce calda, 'ma devi riscoprirlo. Inizieremo piano.'

In un anno, Roberta rinacque. Le sedute settimanali con Marta la trasformarono: prima imparò a vestirsi per se stessa, passando da slip di cotone grezzo a microtanga in pizzo nero che le sfregavano la fica ad ogni passo, facendola sentire viva. Marta le consigliò tacchi alti, rossetti rossi, profumi che evocavano sesso. Roberta perse dieci chili non con diete, ma camminando con una nuova andatura sinuosa, oscillando i fianchi come se invitasse tocchi invisibili. Il marito notò il cambiamento: 'Sei sexy da morire,' le disse una sera, afferrandola per la vita mentre lei preparava la cena. Ma Roberta voleva di più; voleva travolgere, dominare il desiderio altrui. Diventava ogni giorno più audace: al supermercato, sfiorava casualmente il braccio di un commesso, sentendo il suo cazzo indurirsi nei pantaloni. A casa, si masturbava pensando alle lezioni di Marta, le dita che scivolavano nella fica bagnata, immaginando di essere lei a comandare.

La seduta che cambiò tutto arrivò un pomeriggio d'autunno, con l'aria carica di tensione. Roberta entrò nell'ufficio di Marta indossando un vestito attillato rosso che le fasciava il culo rotondo e metteva in mostra il décolleté. 'Voglio imparare a sedurre un uomo,' dichiarò, gli occhi scintillanti. 'Non solo a essere desiderata, ma a prenderlo in mano.' Marta sorrise, le gambe accavallate che rivelavano un lampo di calze autoreggenti. 'Perfetto. Oggi useremo un modello pratico.' Chiamò dalla sala d'attesa un suo paziente: Kwame, un nigeriano di trent'anni, alto e muscoloso, con la pelle ebano lucida e un sorriso predatorio. Kwame era lì per 'gestire l'ira', ma Marta sapeva che nascondeva un cazzo enorme e una fame insaziabile. 'Kwame, entra. Oggi ci aiuti con una lezione.'

Kwame si sedette sul divano accanto a Roberta, il suo corpo imponente che riempiva lo spazio. Indossava jeans stretti che delineavano il rigonfiamento tra le gambe e una camicia aperta sul petto villoso. Marta chiuse la porta, abbassò le tapparelle per un velo di privacy, e si posizionò su una sedia di fronte a loro. 'La seduzione inizia con il contatto visivo,' spiegò, la voce bassa e ipnotica. 'Guarda Kwame negli occhi, Roberta. Fagli capire che lo vuoi.' Roberta obbedì, fissando gli occhi scuri di lui, sentendo un calore salire tra le cosce. Kwame ricambiò lo sguardo, il respiro che accelerava. 'Ora, tocca. Non esitare.' Roberta posò la mano sulla coscia di Kwame, sentendo i muscoli tesi sotto il tessuto. Lui grugnì piano, il cazzo che si gonfiava nei jeans.

Marta si alzò, avvicinandosi. 'Devi essere diretta. Slacciagli la camicia.' Roberta tremò leggermente, ma le dita volarono sui bottoni, rivelando il torso scolpito di Kwame, i capezzoli duri come sassi. 'Brava. Ora, bacialo qui.' Indicò il collo. Roberta si chinò, le labbra che sfioravano la pelle salata, la lingua che leccava piano. Kwame chiuse gli occhi, una mano che le afferrava la nuca. 'Senti come risponde? Ora, vai più in basso.' Roberta scese, baciando il petto, mordicchiando un capezzolo fino a farlo gemere. Il suo cuore batteva forte, la fica che pulsava bagnata contro il pizzo del microtanga.

'Il potere è nel controllo,' continuò Marta, sedendosi sul bracciolo del divano. 'Toccagli il cazzo. Senti quanto è duro per te.' Roberta deglutì, la mano che scivolava sull'inguine di Kwame. Slacciò la zip, tirando fuori l'asta: enorme, venosa, la cappella gonfia di pre-cum. 'Cazzo,' mormorò Roberta, stringendola alla base. Kwame ansimò, spingendo i fianchi in avanti. 'Segalo piano,' ordinò Marta. 'Fagli capire che comandi tu.' Roberta obbedì, la mano che saliva e scendeva sull'asta spessa, il pollice che sfregava la cappella umida. Kwame gemette forte, le palle pesanti che si contraevano.

Marta non si fermò lì. 'Per sedurre davvero, devi assaggiarlo.' Roberta esitò un secondo, ma il desiderio la travolse. Si chinò, le labbra che avvolgevano la cappella, la lingua che leccava il pre-cum salato. Kwame le afferrò i capelli, ma Marta intervenne: 'No, Roberta. Tu guidi. Digli di stare fermo.' 'Stai fermo,' ordinò Roberta, la bocca che scivolava più a fondo sul cazzo, succhiando con avidità. Lo prese fino in gola, soffocando leggermente, ma continuando, la saliva che colava lungo l'asta. Kwame ringhiò, il corpo teso come una corda.

'Ora, fammi vedere come lo cavalchi,' disse Marta, la voce rauca per l'eccitazione. Roberta si alzò, slacciando il vestito e lasciandolo cadere, rivelando il corpo trasformato: tette sode con capezzoli eretti, culo tondo fasciato dal pizzo. Kwame la fissò affamato. Lei lo spinse sul divano, salendo a cavalcioni, la fica bagnata che sfregava la cappella. 'Prendilo tutto,' la incoraggiò Marta, una mano che accarezzava la schiena di Roberta. Lei si abbassò piano, la fica che si dilatava intorno al cazzo enorme, centimetro dopo centimetro. 'Ah, sì,' gemette Roberta, sentendolo riempirla completamente, sfregando contro le pareti interne.

Iniziò a cavalcarlo, i fianchi che salivano e scendevano con ritmo crescente, le tette che rimbalzavano. Kwame le afferrò il culo, ma Roberta lo fermò: 'Le mie mani.' Prese le sue, posandole sui suoi fianchi, guidandolo. L'ufficio si riempì di schiocchi umidi, gemiti e il profumo di sesso. Marta osservava, le cosce strette, una mano che sfiorava la propria fica sotto la gonna. 'Senti il potere? Lo stai scopando tu.' Roberta accelerò, il clitoride che sfregava la base dell'asta, ondate di piacere che la travolgevano. Kwame grugnì, 'Sto per venire,' ma lei lo fermò: 'Non ancora.' Rallentò, torturandolo, poi riprese veloce, il culo che sbatteva sulle sue cosce.

L'orgasmo la colpì per primo: urlò, la fica che si contraeva intorno al cazzo, schizzi di umori che bagnavano le palle di Kwame. Lui non resse: esplose dentro di lei, fiotti caldi di sborra che la riempivano, colando fuori mentre lei continuava a muoversi. Roberta crollò su di lui, ansimante, il corpo lucido di sudore. Marta applaudì piano. 'Vedi? Ora sei travolgente. Un uomo è tuo.' Kwame, esausto, sorrise. 'Sei una dea.'

Da quel giorno, Roberta non fu più la stessa. Usciva dall'ufficio con il passo di una predatrice, pronta a sedurre il mondo. E Marta? Il suo ambulatorio non si svuotò mai più, pieno di corpi che imploravano la sua guida nel caos del desiderio.
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